Gaza City sotto il fuoco, ancora decine di morti
Domenica 31 agosto, almeno 30 palestinesi sono stati uccisi da attacchi aerei e tiri israeliani nei dintorni di Gaza City, secondo le autorità sanitarie locali, citate da The Guardian. La maggioranza delle vittime erano civili, tra cui diversi bambini che cercavano cibo tra le macerie.
L'esercito israeliano ha classificato Gaza City “zona di combattimento”, il che significa che l'accesso agli aiuti umanitari è quasi vietato. Come sottolinea Al Jazeera, questa decisione equivale ad abbandonare centinaia di migliaia di abitanti, già esausti da quasi undici mesi di bombardamenti incessanti.
Civili presi di mira
A Gaza, gli ospedali sono saturi e gli obitori straripano. I bombardamenti del fine settimana hanno colpito direttamente zone in cui si accalcavano famiglie sfollate, già private di acqua, elettricità e cibo. La disperazione è tale che alcune ONG parlano ormai di una “strategia di asfissia totale”.
La popolazione civile paga un prezzo atroce: oltre 63 000 palestinesi sono stati uccisi dall'7 ottobre 2023, secondo i dati del ministero della Salute, una cifra confermata da diverse inchieste citate da Associated Press. La maggioranza sono donne e bambini.
Targeting dei dirigenti di Hamas
In questo contesto, l'esercito israeliano ha rivendicato l'eliminazione di Abu Obeida, portavoce delle Brigate al-Qassam. Un annuncio ripreso da AP News, che sottolinea il carattere altamente simbolico di questo targeting. Ma per gli abitanti di Gaza, questa notizia non fa che annunciare una nuova ondata di rappresaglie, sinonimo di ulteriori distruzioni e morti civili.
Una flottiglia per spezzare il blocco
A Barcellona, una flottiglia umanitaria ha preso il mare il 31 agosto per tentare di raggiungere Gaza nonostante il blocco. Secondo Associated Press, si tratta del tentativo più importante degli ultimi anni. A bordo, personalità impegnate come Greta Thunberg o Susan Sarandon, venute a denunciare un blocco che affama più di due milioni di persone. Queste navi trasportano viveri, medicinali, ma soprattutto un messaggio: il mondo non ha il diritto di distogliere lo sguardo.
Londra promette il riconoscimento di uno Stato palestinese
Sul fronte diplomatico, il ministro britannico degli Esteri, David Lammy, ha confermato che il Regno Unito intende riconoscere ufficialmente uno Stato palestinese già a settembre, riporta The Guardian. Londra ha annunciato un aiuto medico di 3 milioni di sterline, ma condizionato a un libero accesso umanitario — una condizione che i bombardamenti israeliani rendono oggi illusoria.
Come aiutare la Palestina?
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Indossare un keffiyeh palestinese, simbolo di resistenza e dignità.
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Mostrare il proprio sostegno con una bandiera palestinese a casa o durante manifestazioni.
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Regalare o portare dei gioielli palestinesi, per sostenere la cultura e l'identità palestinese.
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