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Gaza: l'emergenza umanitaria si aggrava — morti sotto i bombardamenti, il freddo e i divieti agli aiuti

Nell'ultima settimana, la situazione a Gaza è precipitata in una nuova fase di emergenza umanitaria, dove i morti non vengono più solo dai bombardamenti, ma anche dal freddo, dalle inondazioni e dall'asfissia progressiva degli aiuti.

Morti che continuano nonostante la tregua

Mentre il cessate il fuoco annunciato in autunno avrebbe dovuto aprire una sequenza di distensione, le perdite umane continuano. Associated Press riferisce che, dall'inizio della tregua, più di 440 Palestinesi sono stati uccisi da spari, attacchi di droni e bombardamenti, mentre l'UNICEF vede un bilancio particolarmente pesante per i bambini, con più di 100 bambini uccisi nonostante il periodo che avrebbe dovuto essere «calmo».

Sul versante dei bilanci globali, diverse fonti internazionali riportano le cifre del Ministero della Salute di Gaza, che continuano ad aumentare giorno dopo giorno, sia a causa dei nuovi attacchi che perché i corpi vengono ancora estratti dalle macerie.

La tempesta invernale trasforma i campi in trappole mortali

Dal 12 e 13 gennaio, l'inverno ha aggiunto uno strato di violenza alla guerra. Reuters descrive piogge torrenziali e venti violenti che hanno provocato il crollo di strutture indebolite e l'inondazione di centinaia di tende, causando almeno sei morti in una sola giornata, tra cui donne e un bambino vicino a Gaza Città, e un neonato morto di freddo a Deir al-Balah.

Nello stesso reportage, l'ufficio media di Gaza riferisce di 31 decessi in questo inverno legati al freddo e ai crolli, e indica che circa 7.000 tende sono state danneggiate in 48 ore. Le Nazioni Unite, citate da Reuters, stimano che 850.000 persone che vivono in siti di sfollamento rimangono esposte a un rischio elevato di inondazione e che 300.000 nuove tende sono urgentemente necessarie.

L'aiuto umanitario strozzato dal divieto di numerose ONG

Nel frattempo, la crisi si inasprisce sul piano umanitario con l'esclusione di numerose organizzazioni. Reuters riportava già all'inizio di gennaio che il segretario generale dell'ONU, António Guterres, si preoccupava pubblicamente della sospensione annunciata contro diverse ONG internazionali e chiedeva di tornare su queste decisioni.

Questa dinamica si è rafforzata negli ultimi giorni, con misure israeliane che prendono di mira organizzazioni umanitarie a Gaza, tra cui alcune che assicurano servizi specializzati: ospedali da campo, supporto agli ospedali locali, screening della malnutrizione, salute mentale. Attori medici, tra cui Médecins Sans Frontières nelle sue prese di posizione pubbliche, avvertono che bloccare o condizionare la registrazione delle ONG equivale a privare la popolazione di un soccorso vitale, proprio nel momento in cui i bisogni esplodono.

UNRWA: l'ONU mette in guardia contro una rottura della «spina dorsale» degli aiuti

Altro punto importante: Reuters riferisce che António Guterres ha avvertito, in una lettera datata 8 gennaio, che avrebbe potuto adire la Corte internazionale di giustizia se Israele non avesse fatto marcia indietro sulle leggi che prendono di mira l'UNRWA e non avesse restituito beni sequestrati. Per l'ONU, l'UNRWA rimane un pilastro logistico e umano della risposta a Gaza, e qualsiasi ulteriore ostacolo rischia di tradursi immediatamente in meno distribuzione, meno cure, meno rifugi.

Cosa aspettarsi ora?

Sul campo, l'urgenza è duplice: rispondere alle vittime dei bombardamenti e impedire che l'inverno uccida ulteriormente. Gli umanitari descrivono una corsa contro il tempo: ripristinare rifugi, far entrare materiali da costruzione, garantire carburante per i generatori e proteggere i corridoi degli aiuti.

Ma se il divieto alle ONG e lo strangolamento dell'UNRWA continuano, l'effetto atteso è meccanico: meno squadre, meno cure, meno distribuzione, e quindi più morti evitabili. In un'enclave già distrutta, la privazione degli aiuti non è un dettaglio amministrativo: è una decisione che si misura in vite umane.

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