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Gaza: la morte continua a falciare — la tregua, una menzogna

Gaza: i morti si accumulano nonostante la tregua — una nuova ondata di attacchi mortali

Questi ultimi due giorni hanno confermato ciò che gli abitanti di Gaza ripetono da settimane: il cessate il fuoco annunciato con gran pompa non ha mai messo fine alla morte. Gli attacchi israeliani si sono intensificati nel sud e nel centro dell'enclave, e il bilancio umano sale a un livello drammatico.

Un bilancio insostenibile: più di 70.000 morti

Secondo cifre riportate dall'agenzia Reuters, il bilancio totale dei morti a Gaza ha ora superato i 70.000 Palestinesi, un numero inimmaginabile che include le vittime dei bombardamenti recenti e i corpi trovati sotto gli edifici crollati.

In un live di Al Jazeera che copre i primi 50 giorni del cessate il fuoco, si indica che almeno 357 Palestinesi sono stati uccisi dall'entrata in vigore della tregua. In altre parole: una «tregua» sotto la quale, in media, 7 persone muoiono ogni giorno, spesso civili.

I servizi medici di Gaza hanno anche segnalato che, nelle ultime 24 ore, un attacco su Khan Younis aveva ucciso cinque Palestinesi, di cui due bambini, un'informazione ripresa da diversi corrispondenti a Rafah.


Gli attacchi colpiscono zone civili

La maggior parte dei bombardamenti recenti colpisce settori densamente popolati: Khan Younis, Rafah, il campo di al-Maghazi, e persino zone abitative vicine ai centri di distribuzione alimentare. Testimoni descrivono scene di caos: case polverizzate, famiglie intrappolate, ambulanzieri impossibilitati a raggiungere certe zone a causa delle strade distrutte.

Dall'inizio di novembre, diversi osservatori internazionali sottolineano che gli attacchi colpiscono principalmente civili, nonostante le dichiarazioni israeliane secondo cui si tratterebbe di attacchi «mirati contro infrastrutture armate».

Una tregua svuotata di significato

La realtà per i Palestinesi è semplice: il cessate il fuoco esiste sulla carta, ma non sopra le loro teste. Le violazioni documentate, riportate sia da giornalisti internazionali che dalle organizzazioni umanitarie sul posto, mostrano che la situazione umanitaria continua a deteriorarsi.

Gli ospedali, già sopraffatti, ricevono quotidianamente feriti gravi. I blackout e la mancanza di carburante rendono le operazioni impossibili. I medici parlano di scelte impossibili: chi salvare, chi lasciare andare.

Impotenza diplomatica

Nonostante la gravità della situazione, poche misure internazionali concrete sono state adottate. Diversi paesi europei parlano di «pressioni diplomatiche rafforzate», senza annunciare sanzioni. Gli Stati Uniti esprimono la loro «preoccupazione» ma mantengono il loro sostegno strategico a Israele.

Per la popolazione palestinese, ciò suona come un ulteriore abbandono.

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Come aiutare la Palestina?

- Portare un kefiah palestinese — simbolo visibile di Solidarietà.

- Esporre una bandiera palestinese a casa o in manifestazione.

- Esplorare kefiahs, bandiere e gioielli.

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