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«Non ci sarà mai uno Stato palestinese»: Netanyahu traccia una linea rossa, il mondo indignato

"Non ci sarà mai uno Stato palestinese": Netanyahu traccia una linea rossa, il mondo indignato

Un annuncio che ridefinisce la guerra

L'11 settembre 2025, Benjamin Netanyahu ha fatto un ulteriore passo verso l'intransigenza. Firmando un piano di espansione degli insediamenti in Cisgiordania, in particolare nella zona E1 vicino a Ma'ale Adumim, il Primo Ministro israeliano ha dichiarato: "Non ci sarà mai uno Stato palestinese. Questo luogo ci appartiene." È quanto ha riferito l'agenzia Reuters, che sottolinea che questo annuncio è accompagnato dall'autorizzazione di migliaia di nuove abitazioni destinate ai coloni israeliani.

Per molti osservatori, questa dichiarazione sancisce la fine della cosiddetta soluzione dei "due Stati". Come ha notato The Guardian, Netanyahu assume ormai apertamente una politica di annessione progressiva che blocca qualsiasi prospettiva di uno Stato palestinese sovrano.

Violazione del diritto internazionale

La colonizzazione israeliana dei territori occupati dal 1967 è ampiamente considerata illegale dal diritto internazionale, in particolare alla luce della Quarta Convenzione di Ginevra. Associated Press ricorda che l'Assemblea Generale dell'ONU ha adottato il 12 settembre una risoluzione detta "New York Declaration", votata da 142 paesi, che esige passi concreti verso uno Stato palestinese. Nonostante l'ampio sostegno, Israele e gli Stati Uniti si sono opposti al testo, confermando il loro crescente isolamento su questa questione.

L'organizzazione Human Rights Watch, citata da Al Jazeera, parla di un "superamento della linea rossa": non solo la colonizzazione impedisce qualsiasi pace duratura, ma consacra anche un sistema di apartheid in cui i diritti dei palestinesi sono sistematicamente violati.

Reazioni internazionali: rabbia, preoccupazione, fratture

Le reazioni diplomatiche non si sono fatte attendere. Secondo Reuters, un progetto di risoluzione adottato durante il vertice arabo-islamico di Doha condanna le parole di Netanyahu e l'espansione coloniale, avvertendo che queste misure minacciano direttamente i processi di normalizzazione avviati con alcuni Stati arabi.

In Europa, diverse cancellerie, in particolare a Bruxelles, Londra e Parigi, hanno espresso forte disapprovazione. The Guardian riporta che alcuni diplomatici europei chiedono persino di sospendere certi accordi di cooperazione con Israele se l'annessione prosegue.

L'ONU, dal canto suo, riafferma che la colonizzazione è una violazione del diritto internazionale e avverte sulle conseguenze umanitarie: secondo il ministero della Salute di Gaza, più di 64 000 palestinesi sono stati già uccisi dal 7 ottobre 2023, un numero che include migliaia di donne e bambini.

Cosa è in gioco

Non è più solo una questione di frontiere. È una questione di credibilità per la comunità internazionale. Come sottolinea Mediapart nella sua analisi, se gli Stati si limitano a denunciare senza agire, validano di fatto una politica del fatto compiuto. Il futuro palestinese — e al di là, la solidità del diritto internazionale — è in sospeso.

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