Vi chiedete perché i territori palestinesi sono considerati occupati? Rispondiamo a questa domanda in questo articolo.
Da decenni, la parola "occupazione" ricorre incessantemente nelle discussioni sul conflitto israelo-palestinese. Ma cosa significa realmente, e perché i territori palestinesi sono considerati occupati secondo il diritto internazionale? Questo articolo vi illumina sui fondamenti giuridici, storici e umani di questa nozione, mettendo in luce la resistenza culturale attraverso simboli potenti come il kefiah palestinese, la bandiera palestinese o i gioielli palestinesi.
1. Cos'è un territorio occupato secondo il diritto internazionale?
Un territorio occupato è un territorio posto sotto il controllo militare di una potenza straniera, senza che quest'ultima ne abbia la sovranità. Questa definizione è chiaramente stabilita dalla Convenzione dell'Aia del 1907 e dalla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949, testi di riferimento in materia di diritto internazionale umanitario.
Dalla guerra dei Sei Giorni nel 1967, Israele ha preso il controllo militare di diverse zone: la Cisgiordania, Gerusalemme Est e la Striscia di Gaza. Anche se Israele ha unilateralmente ritirato le sue truppe e i suoi insediamenti da Gaza nel 2005, la comunità internazionale — incluse le Nazioni Unite e il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) — continua a considerare queste tre zone come territori palestinesi occupati.
Questa occupazione comporta pesanti restrizioni per la popolazione palestinese: checkpoint militari, colonizzazione, confisca di terre, demolizioni di case, arresti arbitrari, ecc. Queste pratiche sono regolarmente denunciate da ONG internazionali come Amnesty International o Human Rights Watch.

Per saperne di più sulla carta della Palestina, scopri il nostro articolo dedicato all'evoluzione dei confini dei territori palestinesi.
2. Perché Israele è ancora considerato potenza occupante?
Israele afferma che alcuni di questi territori sono "contesi" e non "occupati", in particolare Gerusalemme Est che considera parte integrante della sua capitale. Tuttavia, questa posizione è ampiamente respinta dalla maggior parte della comunità internazionale.
Le ragioni di questa qualifica di occupazione sono molteplici:
- Presenza militare costante: Israele mantiene un controllo assoluto sui confini, lo spazio aereo e marittimo di Gaza, nonché su tutta la Cisgiordania.
- Colonizzazione illegale: Più di 700.000 coloni israeliani vivono oggi in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, in insediamenti considerati illegali secondo il diritto internazionale.
- Espropriazioni e demolizioni: Migliaia di famiglie palestinesi vengono cacciate ogni anno dalle loro terre o vedono le loro case demolite.
Nel diritto internazionale, un ritiro parziale o il trasferimento di alcune competenze a un'autorità locale non è sufficiente a porre fine all'occupazione, fintanto che il controllo militare e amministrativo rimane nelle mani della potenza occupante.

3. Un'occupazione al cuore della resistenza culturale palestinese
Di fronte a questa realtà, il popolo palestinese non ha smesso di sviluppare forme di resistenza culturale e simbolica. Il kefiah palestinese, ad esempio, è diventato molto più di un semplice accessorio d'abbigliamento: rappresenta oggi un simbolo di lotta e di identità nazionale. Questo foulard tradizionale bianco e nero (o talvolta rosso) viene indossato con orgoglio nelle manifestazioni, ma anche nella vita quotidiana, per affermare un legame con la terra di Palestina.
La bandiera palestinese, con i suoi quattro colori (nero, bianco, verde e rosso), è anch'essa un potente marcatore di sovranità. Si vede spesso sventolare nei raduni, dipinta sui muri delle città o ricamata sugli abiti tradizionali. Nonostante le restrizioni israeliane sull'esposizione della bandiera in certe zone, essa rimane un emblema di resistenza pacifica e di dignità.
Inoltre, l'artigianato palestinese svolge un ruolo chiave nella preservazione dell'identità nazionale. I gioielli palestinesi, come i braccialetti, le collane, gli anelli o ancora gli orecchini, spesso fatti a mano, riprendono motivi antichi, versi di poesia o simboli della tradizione palestinese. Raccontano la storia di un popolo che rifiuta di essere cancellato, e incarnano la trasmissione di un'eredità ancestrale, anche in esilio o sotto occupazione.

4. Una questione geopolitica mondiale
La questione dell'occupazione dei territori palestinesi va ben oltre i confini del Medio Oriente. Mobilizza oggi movimenti di solidarietà internazionale, campagne di boicottaggio, e provoca dibattiti politici in molti paesi.
Sempre più voci, in particolare all'interno delle Nazioni Unite, chiedono a Israele di porre fine all'occupazione, di congelare la colonizzazione e di accettare il principio di uno Stato palestinese indipendente, che viva accanto a Israele in pace. Nel maggio 2024, diversi paesi europei come la Spagna, la Norvegia o l'Irlanda hanno ufficialmente riconosciuto lo Stato di Palestina, sottolineando così l'impasse in cui si trovano i negoziati.
I prodotti culturali della resistenza palestinese diventano allora più che oggetti: diventano strumenti di impegno. Portarli o regalarli significa talvolta anche sostenere una causa.

Fonte: BBC, maggio 2024
FAQ — Le vostre domande sui Territori Palestinesi Occupati
Cos'è un territorio occupato secondo il diritto internazionale?
Secondo il diritto internazionale umanitario (Convenzione dell'Aia del 1907 e Convenzioni di Ginevra del 1949), un territorio è considerato "occupato" quando una potenza straniera ne prende il controllo militare senza averne la sovranità legittima. L'occupante ha obblighi precisi verso la popolazione civile e non può modificare unilateralmente lo status del territorio.
Da quando i territori palestinesi sono occupati?
La Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est sono stati occupati da Israele durante la guerra dei Sei Giorni nel giugno 1967. Da 57 anni, questa occupazione è considerata illegale dalla quasi totalità della comunità internazionale, dall'ONU (risoluzione 242 del 1967) e dalla Corte Internazionale di Giustizia nel suo parere consultivo del 2004, confermato nel 2024.
Gaza è ancora occupata nonostante il ritiro israeliano del 2005?
Sì. Nonostante il ritiro dei coloni e soldati israeliani da Gaza nel 2005, la comunità internazionale e le Nazioni Unite considerano ancora Gaza un territorio occupato. Israele controlla i confini terrestri, marittimi e aerei di Gaza, il suo spazio aereo, le sue acque territoriali, i suoi registri di popolazione e la sua connessione alle reti elettriche e idriche. Questo controllo totale caratterizza un'occupazione secondo il diritto internazionale.
Cosa sono gli insediamenti israeliani e perché sono illegali?
Gli insediamenti israeliani sono insediamenti civili costruiti da Israele su terre palestinesi della Cisgiordania e di Gerusalemme Est occupate dal 1967. Sono considerati illegali dal diritto internazionale (articolo 49 della 4a Convenzione di Ginevra) perché una potenza occupante non può trasferire la propria popolazione civile su un territorio occupato. Oggi esistono più di 700.000 coloni israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.
La Francia ha riconosciuto lo Stato di Palestina?
Sì. La Francia ha ufficialmente riconosciuto lo Stato di Palestina il 22 settembre 2025, durante l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, insieme al Regno Unito, all'Australia, al Canada, al Belgio, al Lussemburgo, a Malta e al Portogallo. La Palestina è oggi riconosciuta da 147 paesi membri dell'ONU, ovvero più dei tre quarti della comunità internazionale.
Per approfondire, non esitate a consultare il nostro articolo relativo ai paesi che hanno ufficialmente riconosciuto e sostengono la Palestina e alla Nakba e le sue conseguenze.
Conclusione
I territori palestinesi sono occupati dal 1967, in violazione del diritto internazionale, e questa occupazione continua a pesare pesantemente sulla vita quotidiana dei Palestinesi. Ma di fronte a questa ingiustizia prolungata, il popolo palestinese oppone una resistenza fatta di memoria, cultura e simboli.
Acquistando un kefiah palestinese, esibendo con orgoglio la bandiera palestinese, o indossando gioielli palestinesi, partecipate — a modo vostro — alla difesa di un patrimonio minacciato, ma mai cancellato.