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La Nakba: storia, significato e memoria di un popolo

Il 15 maggio 1948, centinaia di migliaia di Palestinesi fuggono o vengono cacciati dalle loro terre. In arabo, questo giorno porta un nome che riassume tutto: la Nakba, la "catastrofe". Più di 75 anni dopo, questa parola continua a portare il peso di una storia repressa, di una memoria rivendicata e di un'ingiustizia che non ha ancora trovato risoluzione.

Cos'è esattamente la Nakba? Come si è svolta? Perché è ancora al centro del conflitto israelo-palestinese oggi? Questa guida completa ripercorre la storia della Nakba, il suo significato e il modo in cui continua a modellare l'identità palestinese.

nakba 1948



Cos'è la Nakba?

La parola "Nakba" (النكبة in arabo) significa letteralmente "catastrofe" o "disastro". Designa l'esodo forzato della popolazione araba palestinese avvenuto nel 1948, durante la creazione dello Stato d'Israele e la prima guerra israelo-araba.

Tra il 1947 e il 1949, secondo le stime degli storici e delle Nazioni Unite, più di 700.000 Palestinesi — circa l'80% della popolazione araba di quella che stava diventando Israele — furono sfollati con la forza, fuggirono sotto pressione militare, o furono espulsi dai loro villaggi e città. Più di 530 villaggi palestinesi furono distrutti, svuotati o ripopolati.

Per il popolo palestinese, la Nakba non è solo un evento storico. È una ferita fondatrice, il momento in cui una nazione ha perso la sua terra, le sue case e la sua continuità geografica. È anche la ragione per cui milioni di profughi palestinesi e i loro discendenti vivono ancora oggi in campi in Libano, Giordania, Siria e nei territori palestinesi.

Il contesto storico: la Palestina prima del 1948

Per comprendere la Nakba, bisogna capire cos'era la Palestina prima del 1948. Sotto il mandato britannico (1920-1948), la Palestina era un territorio abitato da una maggioranza araba musulmana e cristiana, una minoranza ebraica in rapida crescita — soprattutto a causa dell'immigrazione sionista — e varie altre comunità.

Nel 1947, gli Ebrei rappresentavano circa il 33% della popolazione ma possedevano circa il 7% delle terre. La tensione tra le due comunità era crescente, alimentata dal progetto sionista di creare una patria nazionale ebraica in Palestina, dalla resistenza araba a questo progetto e dalla politica britannica ambigua sul territorio.

Nel novembre 1947, l'ONU adotta il piano di spartizione della Palestina (risoluzione 181), che prevede la creazione di due Stati: uno Stato ebraico (56% del territorio) e uno Stato arabo (43% del territorio), con Gerusalemme posta sotto amministrazione internazionale. I dirigenti ebrei accettano il piano. I dirigenti arabi lo respingono, ritenendolo ingiusto nei confronti della maggioranza araba del paese.

evoluzione mappa palestina

Come si è svolta la Nakba?

La Nakba non si è prodotta in un giorno. È un processo che si è sviluppato tra il dicembre 1947 e la fine del 1948, in diverse fasi.

La guerra civile (dicembre 1947 - maggio 1948)

Il giorno dopo il voto dell'ONU, scoppiano scontri tra le comunità ebraica e araba in Palestina. Le forze paramilitari sioniste — Haganah, Irgun, Lehi — lanciano offensive per assicurarsi i territori assegnati allo Stato ebraico e oltre. Villaggi arabi vengono attaccati, popolazioni cacciate. Il massacro di Deir Yassin, il 9 aprile 1948, dove più di 100 abitanti palestinesi vengono uccisi da milizie sioniste, provoca un'onda d'urto e accelera la fuga di numerose popolazioni arabe per paura.

La proclamazione di Israele e la prima guerra israelo-araba (maggio - luglio 1948)

Il 14 maggio 1948, David Ben Gurion proclama la creazione dello Stato d'Israele. Il giorno seguente, gli eserciti dei paesi arabi vicini — Egitto, Giordania, Siria, Iraq, Libano — entrano in guerra. L'Haganah, meglio organizzata e meglio armata di quanto si creda spesso, respinge questi eserciti e conquista territori ben oltre quelli previsti dal piano di spartizione dell'ONU.

È durante questo periodo che l'esodo palestinese raggiunge la sua massima ampiezza. Centinaia di migliaia di Palestinesi fuggono davanti all'avanzata delle forze israeliane, vengono espulsi, o abbandonano i loro villaggi sperando di tornarvi dopo la guerra. Non ci torneranno mai.

Il consolidamento (luglio 1948 - 1949)

Gli armistizi firmati nel 1949 tra Israele e gli Stati arabi consacrano la situazione sul terreno. Israele controlla ormai il 78% del territorio palestinese dell'epoca del mandato britannico — molto più del 56% previsto dal piano di spartizione. La Cisgiordania passa sotto controllo giordano. Gaza sotto controllo egiziano. Centinaia di villaggi palestinesi vengono demoliti per impedire ogni ritorno.

Per visualizzare questa radicale trasformazione del territorio, la nostra maglietta Map Evolution ripercorre l'evoluzione della mappa della Palestina dal 1948 — un modo visivo e potente per comprendere cosa ha significato concretamente la Nakba in termini di territorio.

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I numeri della Nakba

I numeri della Nakba, documentati da storici israeliani, palestinesi e internazionali, danno la misura dell'ampiezza della catastrofe:

700.000 a 750.000 Palestinesi sfollati o espulsi tra il 1947 e il 1949. Più di 530 villaggi arabi palestinesi distrutti, abbandonati o ripopolati da popolazioni ebraiche. 78% del territorio palestinese sotto controllo israeliano al termine degli armistizi del 1949. Da 5 a 7 milioni di profughi palestinesi e loro discendenti censiti oggi dall'UNRWA, l'agenzia dell'ONU per i profughi palestinesi. 150.000 Palestinesi rimasti in Israele dopo il 1948, diventati cittadini israeliani di serie B.

La Nakba secondo gli storici

Per decenni, la versione ufficiale israeliana ha presentato l'esodo palestinese del 1948 come una partenza volontaria, incoraggiata dai dirigenti arabi che avrebbero chiesto ai Palestinesi di fuggire temporaneamente in attesa che gli eserciti arabi "gettassero gli Ebrei in mare". Questa versione è oggi ampiamente contestata dagli storici, compresi quelli israeliani.

A partire dagli anni '80, un gruppo di storici israeliani soprannominati i "nuovi storici" — tra cui Benny Morris, Ilan Pappé o Avi Shlaim — hanno avuto accesso agli archivi militari israeliani declassificati e hanno documentato una realtà ben più complessa. I loro lavori mostrano che l'esodo palestinese risulta da una combinazione di fattori: paura, pressione militare, espulsioni dirette e in certi casi massacri deliberati.

Benny Morris, tuttavia lontano dall'essere un militante pro-palestinese, riconosce nei suoi lavori che espulsioni deliberate hanno effettivamente avuto luogo, ordinate da comandanti militari israeliani in numerosi casi. Ilan Pappé va oltre e parla di "pulizia etnica" pianificata.


giornata della nakba

Il diritto al ritorno: una rivendicazione centrale

Una delle questioni più spinose del conflitto israelo-palestinese è quella del diritto al ritorno dei profughi palestinesi. Nel dicembre 1948, l'ONU adotta la risoluzione 194, che stipula che "i profughi che desiderano tornare nelle loro case e vivere in pace con i loro vicini dovrebbero essere autorizzati a farlo al più presto possibile". Questa risoluzione non è mai stata applicata.

Per i Palestinesi, il diritto al ritorno è una rivendicazione fondamentale, ancorata nel diritto internazionale. Per Israele, questo diritto non può essere applicato così com'è senza rimettere in discussione l'esistenza di uno Stato a maggioranza ebraica. Questo stallo rimane uno dei principali ostacoli a qualsiasi risoluzione del conflitto.

I portachiavi palestinesi sono diventati il simbolo del diritto al ritorno. Centinaia di migliaia di profughi palestinesi e i loro discendenti hanno conservato le chiavi delle loro case di prima del 1948, trasmesse di generazione in generazione come simbolo del loro diritto a tornare un giorno. La mappa della Palestina originale — quella prima della Nakba — è anch'essa diventata un emblema di questa rivendicazione, che si trova sulla nostra maglietta Mappa originale della Palestina.

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La Nakba oggi: memoria e riconoscimento

Il 15 maggio è ufficialmente riconosciuto come la Giornata della Nakba dai Palestinesi e dai loro sostenitori in tutto il mondo. Commemorazioni hanno luogo ogni anno nei campi di profughi, nelle città palestinesi della Cisgiordania e di Gaza, nelle comunità palestinesi della diaspora e in numerosi paesi del mondo.

In Israele, la Nakba è stata a lungo un argomento tabù. Nel 2011, la Knesset ha addirittura adottato una legge — soprannominata "legge Nakba" — che priva di finanziamenti pubblici le istituzioni che commemorano la Nakba. Nonostante ciò, voci israeliane, in particolare tra i Palestinesi cittadini di Israele (circa il 20% della popolazione), continuano a commemorare questo evento.

Sulla scena internazionale, il riconoscimento della Nakba avanza. Nel 2022, l'ONU ha organizzato per la prima volta una commemorazione ufficiale della Nakba. Nel settembre 2025, la Francia e una decina di altri paesi occidentali hanno riconosciuto ufficialmente lo Stato di Palestina — una decisione che molti analizzano come un riconoscimento indiretto dell'ingiustizia storica subita dal popolo palestinese dal 1948.

La Nakba e l'identità palestinese

La Nakba è molto più di un evento storico per i Palestinesi. È il fondamento della loro identità collettiva contemporanea. Spiega perché la questione del territorio è così centrale nel conflitto: per i Palestinesi, ogni mappa, ogni frontiera, ogni colonia israeliana in Cisgiordania è una continuazione di ciò che è iniziato nel 1948.

È per questo che la mappa della Palestina — quella di prima del 1948, quella del mandato britannico, quella che mostra l'evoluzione dei territori dalla Nakba — è diventata un simbolo politico forte, portato su abiti, gioielli, accessori. Portare la mappa della Palestina significa affermare che questa terra esiste, che ha una storia, e che questa storia non può essere cancellata.

Tra i modi di portare questo simbolo quotidianamente, le nostre collane Palestina e i nostri bracciali Palestina permettono di sfoggiare questo simbolo con eleganza e impegno.

Nakba e situazione attuale: una catastrofe che continua

Per molti Palestinesi e osservatori internazionali, la Nakba non è terminata. Si prosegue in diverse forme: espansione delle colonie israeliane in Cisgiordania, demolizioni di case palestinesi, restrizioni di movimento, blocco di Gaza.

La guerra scatenata dopo il 7 ottobre 2023 ha provocato un nuovo spostamento massiccio della popolazione di Gaza — alcuni parlano di una "seconda Nakba" per descrivere l'ampiezza delle distruzioni e degli sfollamenti. La Commissione d'inchiesta dell'ONU ha affermato nel 2025 che Israele ha commesso un genocidio a Gaza, mentre la Corte internazionale di giustizia esamina una denuncia per genocidio presentata dal Sudafrica.

In questo contesto, la commemorazione della Nakba assume una dimensione ancora più urgente. Non è più solo memoria: è anche sguardo sul presente.

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FAQ: le vostre domande sulla Nakba

Cosa significa "Nakba" in arabo?

La parola "Nakba" (النكبة) significa letteralmente "catastrofe" o "disastro" in arabo. Designa l'esodo forzato di più di 700.000 Palestinesi durante la creazione dello Stato d'Israele nel 1948.

Quando si commemora la Nakba?

La Giornata della Nakba viene commemorata ogni anno il 15 maggio, giorno successivo alla proclamazione dello Stato d'Israele il 14 maggio 1948. Commemorazioni hanno luogo in tutto il mondo, nei campi di profughi palestinesi, nei territori palestinesi e nella diaspora.

Quanti Palestinesi furono sfollati durante la Nakba?

Gli storici e le Nazioni Unite stimano che 700.000 a 750.000 Palestinesi siano stati sfollati tra il 1947 e il 1949. I loro discendenti — oggi tra 5 e 7 milioni di persone — sono ancora registrati come profughi presso l'UNRWA.

Perché i Palestinesi portano la mappa della Palestina?

La mappa della Palestina — in particolare quella di prima del 1948 — è diventata un forte simbolo politico della Nakba e del diritto al ritorno. Portare questa mappa significa affermare che la Palestina esiste, che ha una storia geografica precisa, e che questa storia non può essere cancellata. È anche un modo di mostrare visivamente l'evoluzione dei territori palestinesi dal 1948 a oggi.

La Nakba è riconosciuta a livello internazionale?

Il riconoscimento della Nakba avanza. Nel 2022, l'ONU ha organizzato per la prima volta una commemorazione ufficiale. In Francia, numerose associazioni, partiti politici e universitari riconoscono la Nakba come un evento storico documentato. Il riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina da parte della Francia nel settembre 2025 si inscrive in questo movimento di presa di coscienza internazionale.

Per approfondire

Per approfondire la comprensione della storia palestinese, consultate i nostri articoli: la mappa della Palestina attraverso i secoli, perché i territori palestinesi sono considerati occupati, e quali sono i primi abitanti della Palestina.

E per mostrare la vostra Solidarietà con il popolo palestinese, Scopri la nostra collezione di kefiah palestinesi autentici e le nostre bandiere palestinesi. 🇵🇸

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